News08/11/2023

Kasia Smutniak ospite del Conca Verde

Kasia Smutniak ospite del Conca Verde

L’attrice e regista Kasia Smutniak a Bergamo. Martedì 21 novembre ore 20.45 Cinema Conca Verde, in occasione dell’uscita di MUR di Kasia Smutniak, Doc, 2023, 110’

MUR di Kasia Smutniak, Doc, 2023, 110’

Marzo 2022, da pochi giorni la Russia ha invaso l’Ucraina e l’intera Europa si è mobilitata per dare asilo ai rifugiati. Il Paese che si è distinto per tempestività e generosità è stata la Polonia, lo stesso Paese che ha appena iniziato la costruzione del muro più costoso d’Europa per impedire l’entrata di altri rifugiati.

Una striscia di terra che corre lungo tutto il confine bielorusso, chiamata zona rossa, impedisce a chiunque di avvicinarsi e vedere la costruzione del Muro, il protagonista della storia raccontata in questo film.

Il percorso, un incerto e rischioso viaggio nella zona rossa dove l’accesso non è consentito ai media, inizia davanti a un muro e davanti a un altro muro finisce. Grazie all’aiuto di attivisti locali e con una leggerissima attrezzatura tecnica, la regista raggiunge il confine e filma ciò che non si vuole raccontare.

Il primo muro respinge i migranti che arrivano da terre lontane attraversando il bosco più antico d’Europa, una frontiera impenetrabile in un mare di alberi. Puszcza Białowieża, così si chiama quel bosco, che, proprio come il mare, è un elemento nuovo per le migliaia di persone che tentano il viaggio. Il secondo, quello di fronte alla finestra di casa dei nonni a Łódź, dove la regista giocava da bambina, è il muro del cimitero ebraico del ghetto di Litzmannstadt.

Cercando di riconciliarsi con il proprio passato, Kasia Smutniak torna a casa con una forte consapevolezza: l’accoglienza non deve fare distinzioni, chiunque sia in pericolo va soccorso, un continente che si definisca democratico non innalza muri.

 

Tratto da www.thewom.it

Per Mur, il suo film d’esordio come regista, l’attrice Kasia Smutniak si reca nella proibita “zona rossa” polacca per far luce sulle politiche di confine del suo Paese d’origine e sulla crisi dei rifugiati dell’Unione Europea.

Alcuni muri sono insormontabili, invisibili e dividono le persone in esseri umani degni di simpatia e coloro che non la meritano. Muri che sono foreste, filo spinato e che a volte diventano porte aperte come nel caso dell’accoglienza dei profughi ucraini, appena 200 Km sotto quella stessa foresta di torture dove vengono braccati i migranti richiedenti asilo.

Mur sarebbe stato il perfetto contraltare del film Green Border che, diretto da Agnieszka Holland, altra regista donna che al Festival di Venezia ha presentato un’opera dura e allo stesso tempo commovente sul confine polacco e sulla crisi dei rifugiati.

Da bambina, Kasia Smutniak giocava sotto la finestra di sua nonna, affacciata sulle mura di quello che mezzo secolo prima era il famigerato ghetto ebraico di Lodz, in Polonia. L’attrice ha lasciato la sua terra natale da ragazzina ma è tornata negli anni spesso a casa e ha mantenuto stretti legami con il posto che le ha dato le origini.

Durante uno dei viaggi in Polonia fatto da adulta, si è però ritrovata di fronte alla realtà di un muro diverso: ad attraversare il confine lungo 416 chilometri con la Bielorussia c’è una barricata d’acciaio e filo spinato di 186 chilometri, eretta per respingere i migranti che, provenienti per lo più dal Medio Oriente, tentavano di entrare nell’Unione Europea per cercare rifugio.

Per il suo primo film da regista, Mur, Smutniak si reca così nella cosiddetta “zona rossa”, un’area vietata della Polonia orientale all’interno della foresta di Bialowieza, la più antica e fitta d’Europa, nota per essere brulicante di paludi e branchi di lupi. Qui, i migranti si ritrovano con la loro disperazione intrappolati in una sorta di limbo politico. Secondo sopravvissuti e attivisti, vengono picchiati e derubati dalle guardie di frontiera e morsi dagli animali per impedire loro di chiedere asilo.

In Polonia, l’argomento migrazione è una questione politica urgente e determinante. Mur, il film di Kasia Smutniak, procede a ritmo di thriller per rivelare come ci siano muri invisibili, insormontabili e costruiti appositamente per dividere gli esseri umani in due categorie, quelli verso cui provare simpatia e quelli invece da osteggiare. Certe barriere, infatti, non esistono per i rifugiati ucraini, che invece trovano le porte aperte. E, così facendo, la sua coraggiosa indagine si trasforma in un’osservazione stridente ma necessaria sull’ipocrisia dell’Europa moderna.

Prevendite consigliate e disponibili QUI

 

indietro
Made by Publifarm