Rebis: dell’amore, del cibo e delle loro trasmutazioni
Rebis: dell’amore, del cibo e delle loro trasmutazioni.
Dal 28 giugno ha ufficialmente aperto a Desenzano del Garda REBIS, nuovo progetto gastronomico firmato dal giovane chef Giovanni Di Giorgio. REBIS corona un sogno che Giovanni e la compagna Alice Nicoletti, project manager, coltivavano da tempo: creare un luogo dove le loro passioni potessero prendere forma attraverso la trasmutazione, che si fonda sul comprendere gli elementi, studiarne le proprietà, bilanciarne le proporzioni e, infine, ricomporre la complessità in una sintesi prima non immaginabile.
Il ristorante è un insieme armonico di alta gastronomia, architettura e design: un laboratorio in cui la contaminazione si percepisce non solo nella teoria dei piatti, ma anche nell’incontro tra antico e moderno, dove linee minimali e ben definite dialogano con ambienti e affreschi cinque-seicenteschi, nel palazzo che nel 1862 ospitò Giuseppe Garibaldi.
L’esperienza gastronomica si fonda su tre percorsi: uno da 7 portate, uno da 10 e uno da 17 (su prenotazione), più un menù alla carta di due piatti per sezione, da scegliere dai menù degustazione principali.
L’alchimia è un complesso di pratiche filosofiche ed esoteriche in cui giocano anche elementi di numerologia e iconografia: una passione di Giovanni e Alice, che la coppia ha deciso di inserire nell’equazione di REBIS. Osservando la composizione dei menù, balza subito all’occhio che a ogni percorso degustazione corrisponde un nome specifico e una serie di numeri.
Il menù da sette portate è De Moth: moth in inglese è la falena, un insetto che in alchimia rappresenta la trasformazione (il De di accompagnamento è un omaggio alla radice del nome Desenzano, ma offre anche una connotazione “aristocratica” al percorso). Quello da 10 portate è Transmuta, il principio alla base dei processi alchemici.
REBIS invita l’ospite a partecipare in maniera consapevole al processo della trasmutazione. Perché, come gli ingredienti cambiano forma e sostanza tra le mani dello chef, così l’emozione del luogo e la sequenza dei piatti trasformano la percezione di chi si siede a tavola. Così REBIS diventa un gesto che restituisce unità al dualismo.