News10/03/2026

Un viaggio fotografico tra i grandi e piccoli animali non africani 

Un viaggio fotografico tra i grandi e piccoli animali non africani 

Inaugurazione mostre Sabato 14 Marzo ore 17.00

Per tutti Africa è sinonimo di fotografia naturalistica e di safari. In realtà la natura ci offre spettacoli altrettanto meravigliosi in molti angoli del nostro pianeta: dai giaguari del Pantanal brasiliano alle ara macaw del Costa Rica alle tigri dell’India ai rinoceronti indiani del Nepal alle balene grigie della Baja California messicana agli orsi polari del Canada alle pulcinelle di mare della più vicina Islanda alle iguane delle Galapagos senza dimenticare alcune perle italiane come il Gran Paradiso e il Parco dell’Abruzzo. Non si possono definire rotte poco battute, perché sono ben conosciute agli appassionati di fotografia naturalistica, ma sicuramente richiedono molto più sacrificio perché la frequenza degli avvistamenti è più scarsa e gli animali sono meno abituati alla presenza dell’uomo, ma sanno ricompensare con scatti altrettanto unici ed emozionanti.

Vittorio Ferrero -Sono un appassionato di fotografia e di viaggi sin dai primi anni ‘80 con la Olympus OM-10 e poi successivamente intorno alla metà degli ’90 con la Minolta 7xi. Il mio passaggio al mondo delle digitali ha coinciso con il lancio della Nikon D300. Da allora non ho più abbandonato questo marchio. La macchina fotografica è sempre stata la compagna di tutti i miei viaggi e un viaggio senza una macchina per catturare i ricordi e le emozioni che dal viaggio nascevano e scaturivano non era e non è concepibile.

Le mie due più grandi passioni, viaggi e fotografia, vanno da sempre a braccetto e a volte mi domando se viaggio per fotografare o se fotografo per viaggiare tanto le due cose sono indistinte. La passione per la fotografia naturalistica è nata nel corso del tempo: guardavo i programmi della BBC e sfogliavo le riviste del National Geographic sognando di poter vedere quei luoghi, vivere quelle emozioni e catturare quelle immagini. Nel 2015 ho fatto il mio primo safari in Sud Africa e in quel viaggio la mia passione per la fotografia wildlife e per la natura nel suo complesso è definitivamente sbocciata. Da allora non mi sono più fermato: Tanzania, Kenya, Zimbabwe, Botswana, Namibia, Uganda ma anche Borneo, Stai Uniti, Canada, Galapagos, Brasile, India, Argentina, Nepal, Costa Rica e tante destinazioni sono ancora nella mia lista. Ho avuto la fortuna di condividere questa passione con mia moglie, che mi accompagna e talvolta mi assiste, in tutte le mie avventure. Senza di lei, non ci sarebbe sapore.

Mi sono però reso conto che dietro le immagini dei grandi fotografi c’era molto di più dell’uscire e scattare; c’era lo studio non solo degli aspetti tecnici dello scatto, ma anche dell’etologia degli animali e dell’ambiente in cui vivono. Il tutto fatto in maniera etica che è non infastidire l’animale, non interferire nelle sue abitudini, non disturbarlo nella caccia e non attirarlo con esche. La fotografia per me è anche studio della tecnica di scatto e delle tecniche di post-produzione. E’ un percorso di formazione che non termina mai non solo perché le nostre sensibilità cambiano nel tempo, ma anche perché la tecnologia va avanti rendendo la vita del fotografo naturalista molto più agevole di quanto non fosse in passato. La mia ambizione è che attraverso queste mie immagini io possa far nascere nelle persone che le guarderanno quella stessa curiosità che mi ha fatto muovere i primi passi in questo mondo affascinante della fotografia naturalistica.

Esserci. Presenze che fanno la differenza

“Esserci” è un verbo piccolo, ma immenso. Significa restare. Significa scegliere di attraversare una soglia e condividere, anche solo per un tempo breve, il peso e la delicatezza di un momento. Le venti fotografie di questa mostra raccontano l’attività della Fondazione ANT nelle case dei malati oncologici. Attraverso l’obiettivo di Matteo Biatta, non vediamo gesti eroici, ma incontri. Non il clamore, ma la verità di un istante. Un campanello che suona. Una porta che si apre. Una stanza attraversata dalla luce del mattino.

E poi uno sguardo che ascolta, una mano che si posa con rispetto, una sedia avvicinata al letto. Nelle case si entra in punta di piedi, perché ogni oggetto parla di vita vissuta: fotografie, libri, ricordi, silenzi. Le immagini di Matteo Biatta non invadono, non forzano. Restano. Si fermano su dettagli che raccontano la vicinanza, la discrezione, la profondità di una presenza. Lì dove il tempo sembra sospeso, emerge la forza silenziosa di chi sceglie, ogni giorno, di non lasciare soli.

“Esserci” è condividere il tempo, anche quando è fragile. È portare competenza e, insieme, umanità. È riconoscere che, prima di ogni parola, c’è una persona con la propria storia, le proprie paure, la propria forza. Questa mostra è un invito a guardare ciò che spesso rimane invisibile: la scelta quotidiana di stare accanto. Perché, a volte, tutto ciò che conta è questo: esserci.

Mostra nel cassetto: fotografia al femminile 

Una selezione di fotografie dall’archivio del Museo di fotografe che hanno posato il loro sguardo sulla realtà.  Foto di: Luisa Bondoni, Maria Buffoli, Giusi Fanti, Maria Maestri Cavallari, Annamaria Mantovani,  Chantal Peiano, Liliana Pavesi, Tiziana Prati.

Mostra storica a cura di Gabriele Chiesa:

Processi fotografici alternativi, di Roberto Roberti.

Opere fotografiche eseguite con antiche tecniche di stampa e procedimenti alternativi.

Mostra speciale spazio soci: Vedi cara

Sono una donna di mezza età che ha deciso di uscire dalla propria comfort zone e dare forma, attraverso la fotografia, a quel turbinio di emozioni che ogni giorno mi attraversa. Gli alti e bassi che scandiscono la mia quotidianità somigliano a un vortice impetuoso: a volte mi trascina verso il basso , altre mi solleva all’improvviso verso una luce nuova, dove tutto appare più lieve, effimero, quasi sospeso.

Ci sono giorni in cui il buio sembra prevalere, e la sensazione è quella di non essere compresa da nessuno, se non, forse, da chi sta vivendo la stessa tempesta interiore. Da questa altalena emotiva nasce il mio lavoro. I dittici diventano il linguaggio con cui traduco i miei stati d’animo: i “bassi” rappresentati da immagini orizzontali e in bianco e nero, evocano la pesantezza, il silenzio, la parte più intima e ombrosa di me; gli alti, invece, sono fotografie verticali e a colori, simbolo di apertura, energia e desiderio di rinascita.

Il dialogo tra queste due dimensioni visive racconta il mio percorso personale, un tentativo di accogliere la complessità, di accettare che la luce e l’ombra convivano, e che solo attraverso entrambe si possa riconoscere davvero se stessi.  Vedi cara non sei sola e non è un tabù parlare della premenopausa.

Sono Simona Bazzani, sono nata a Brescia il 10 Giugno 1971. Mi sono avvicinata alla fotografia in età adulta ed ho capito che era la forma d’arte che più mi aiutava ad esprimermi. Dopo aver approcciato con la pittura su ceramica, scultura e cucito creativo, ho conosciuto la fotografia per caso ,il circolo del mio paese organizzava un corso base e da lì mi sono sempre più appassionata, ho frequentato altri corsi di formazione e workshop fino a giungere ad oggi più consapevole che lo scatto è l’atto finale di ciò che mi si imprime nella mente. Fare fotografia è un po’ una terapia per me : mi fa stare bene. Come diceva Marcel Proust l’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi ed è quello che cerco di fare ogni volta che scatto.

Mostra “Le vetrine della contrada” 

Da dicembre 2017 il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia vanta l’acquisizione, l’imponente archivio della fotografa Luciana Mulas, donato dalla figlia Eva Matteotti all’istituzione bresciana. Un patrimonio ingente che racconta una vita dedicata alla fotografia. Luciana Mulas, nata nel 1930 e scomparsa nel 2017, ha fotografato per trent’anni i volti dei personaggi del panorama culturale tra gli anni 70 e gli inizi del nuovo millennio. La fotografia è stata una vocazione di famiglia, i fratelli Ugo, Maria e Mario sono fotografi, Mario Dondero e Franco Piavoli frequentavano la casa Mulas a Pozzolengo, paese bresciano tra il Lago di Garda e le colline moreniche. Nel 1961 avvenne il passaggio al professionismo, Luciana iniziò a fotografare con il fratello Mario gli spettacoli del Piccolo Teatro di Milano e nel capoluogo lombardo nel 1973 aprì il proprio studio personale. In quegli anni Luciana era ovunque, fotografò il Cenacolo di Leonardo per il New York Times, frequentò i teatri italiani di Milano, Genova, Prato, Torino, Brescia. Lavorò inoltre per la Triennale di Milano e per i più importanti festival teatrali e cinematografici.

Luciana fu legata al teatro di Giorgio Strehler, regista e direttore unico del Piccolo Teatro di Milano, verso il quale ha diretto gli sforzi maggiori e dove nella scelta degli spettacoli, pose l’uomo sotto la lente d’ingrandimento, indagando l’uomo e la società, l’uomo e se stesso, l’uomo e la storia, l’uomo e la politica.

Roberto Marchi “Magico Carnevale”: presso il Caffè storico Sant’Agata, Corsetto Sent’Agata 18 Brescia, in esposizione fino al 5 aprile, orari: martedì-mercoledì e giovedì dalle 9 alle 12 e sabato e domenica dalle 16 alle 19.

indietro
Made by Publifarm