News07/04/2026

Comunque, fragile

Comunque, fragile

Voci della ceramica contemporanea

 

La condizione umana si configura come un processo continuo di trasformazione. Nasciamo indifesi e attraversiamo l’infanzia e l’adolescenza come materia fluida, adattabile ai contesti e ai contenitori che abitiamo. È solo nello scorrere del tempo che prendiamo forma, nel susseguirsi delle esperienze e delle relazioni che tracciano progressivamente i confini del nostro carattere, definendo ciò che siamo. La maturità è spesso percepita come una conquista di stabilità, una solidità raggiunta dopo i tanti tentativi, più o meno riusciti, che costellano il crescere.

Eppure, nella parabola dell’esistenza, la fragilità non scompare: ritorna, si trasforma, si fa consapevolezza. Non è soltanto limite, ma condizione intrinseca dell’essere. La ceramica condivide questa stessa tensione, ed è significativo che sia un materiale che accompagna la civiltà umana da tempo immemore, mezzo e testimone silente del suo sviluppo. L’argilla è una materia primaria, plastica, che si lascia modellare, accoglie il gesto, registra l’impronta. È una pagina bianca che può essere riscritta un’infinità di volte, finché non attraversa il fuoco e ne esce trasformata, evocando un rito di passaggio che la rende dura, stabile, apparentemente definitiva. Splendida, compiuta e tuttavia fragile.

In questa apparente contraddizione si apre il campo di indagine dei sei artisti in mostra negli spazi di CARME, sei voci distinte ma accomunate dalla peculiarità di aver instaurato con la ceramica un dialogo in perenne divenire, in cui il sapere tecnico si fonde con la sperimentazione di nuove vie che si spingono ai limiti della materia, trovando inediti possibili equilibri. Le opere qui presentate interrogano la fragilità non come semplice vulnerabilità, ma come spazio di possibilità: come luogo in cui forza e delicatezza coesistono, in cui la forma compiuta conserva memoria della sua origine plastica, in cui la stabilità non cancella la tensione che l’ha generata. Comunque, fragile  non è un’affermazione rassegnata, ma una presa di coscienza. È nel riconoscimento della fragilità che risiede la possibilità di relazione, di trasformazione, di resistenza poetica.

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