News28/07/2025

Fondazione della Comunità Bergamasca. Torna “E uscimmo a riveder le stelle”

Fondazione della Comunità Bergamasca. Torna “E uscimmo a riveder le stelle”

Fondazione della Comunità Bergamasca. Torna “E uscimmo a riveder le stelle”: 235 mila euro per accompagnare nella costruzione di un progetto di vita chi è sottoposto a misure alternative alla detenzione.

 

Torna “E uscimmo a riveder le stelle”, un’iniziativa di rete per accompagnare chi è sottoposto a misure alternative alla detenzione nella costruzione di un progetto di vita.

Promosso da Fondazione Opera Bonomelli – in qualità di ente capofila – insieme a un’ampia rete di enti del Terzo Settore, il progetto è frutto della coprogettazione con Fondazione della Comunità Bergamasca.

Obiettivo del progetto è quello di favorire, nell’arco di 12 mesi, il coinvolgimento di 200 persone, donne e uomini, segnalati dalla Casa Circondariale e dall’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna – UEPE di Bergamo, attraverso una serie di attività volte a favorire la costruzione di un progetto individuale di vita.

Tre le aree di intervento delle azioni: potenziamento delle capacità individuali e orientamento all’interno del carcere; accompagnamento alla costruzione di un progetto individuale; continuità della presa in carico, una volta concluse le azioni di progetto.

 

PER LA PRIMA VOLTA, CONSORZIO BIM E CONFCOOPERATIVE TRA I SOSTENITORI

Un impegno economico complessivo di 235 mila euro, così suddivisi: 80 mila euro da Fondazione Cariplo (nell’ambito delle iniziative “extra-bando”) e 155 mila euro da: Fondazione Comunità Bergamasca (80 mila), Caritas Bergamasca (20 mila), FIEB – Fondazione Istituti Educativi Bergamo (10 mila), associazione Homo (30 mila), Fondazione MIA (35 mila), Fondazione Opera Pia Maria Caleppio Ricotti (10 mila), Fondazione FACES – Fondazione Azzanelli Cedrelli Celati e per la Salute dei Fanciulli (15 mila), Ambito 1 di Bergamo (10 mila), BIM – Consorzio del Bacino Imbrifero Montano del Lago di Como e Fiumi Brembo e Serio (10 mila), Confcooperative (15 mila), questi ultimi nuovi ingressi sul progetto.

 

TRE AREE DI INTERVENTO PER FAVORIRE BENESSERE E INCLUSIONE

Fanno capo alla prima area di intervento tutte quelle azioni (all’interno del carcere) volte a costruire i prerequisiti, affinché i soggetti possano essere presi in carico per progetti di accompagnamento territoriale: attività di mediazione culturale, formazione alla sicurezza sul lavoro, attività di produzione orticola negli spazi della Casa circondariale, mantenimento delle relazioni familiari della persona detenuta, attività sportive (calcio e pallavolo), proposta di un percorso formativo per Sarto Artigianale all’interno del laboratorio tessile “Ricucendo”.

Durante la seconda fase, i bisogni della popolazione carceraria sono oggetto di valutazione per favorire la costruzione di progetti individuali attraverso i seguenti interventi: avvio di percorsi di orientamento al lavoro, consolidamento di competenze professionali e inserimento lavorativo; accoglienza residenziale e abitativa; laboratori culturali, spazi di aggregazione, consulenza psichiatrica, supporto economico alle reti familiari.

Presa in carico, ingaggio e accompagnamento della persona sono di competenza dell’Agente di rete, operatore che funge da ponte tra il carcere e i progetti di inclusione territoriale.

Obiettivo della terza fase, è costruire rapporti con le realtà territoriali provinciali, attivando équipe multiprofessionali di presa in carico dei cittadini fragili, anche con il coinvolgimento di una rete di volontariato territoriale attenta alla marginalità.

 

IN CAMPO UNA RETE DI ENTI E ASSOCIAZIONI UNITI DALLA CURA PER LA FRAGILITÀ

“E uscimmo a riveder le stelle 2” è promosso da un’ampia rete di realtà operanti nel sociale: Fondazione Opera Bonomelli (capofila), cooperativa Ruah, COESI, cooperativa sociale Il Mosaico, associazione Bambini senza sbarre, UISP – Unione Italiana Sport per Tutti Bergamo aps, Azienda Bergamasca Formazione, Consorzio Mestieri, associazione Piattaforma Arte Contemporanea, Fondazione Don Resmini, CSV Bergamo, Sconfinando, Opera Pia Maria Caleppio Ricotti, Ambiti Territoriali Sociali.

Hanno, inoltre, messo a disposizione opportunità abitative: cooperativa Patronato San Vincenzo, Caritas Bergamasca, Casa Samaria, cooperativa San Martino, cooperativa Bonne Semence, SBAM – Sistema Bergamasco per un Abitare Molteplice.

Oltre ai partners, il progetto vede la partecipazione di un’ampia rete di soggetti: Centro per l’Impiego della Provincia di Bergamo (con tutti gli sportelli presenti sul territorio provinciale), rete provinciale di enti accreditati per la gestione di servizi per le dipendenze, rete di cooperative e di Comuni della provincia di Bergamo, che mettono a disposizione spazi occupazionali, associazioni di volontariato che favoriscono l’inclusione territoriale dei soggetti.

Per realizzare le azioni progettuali, sono state attivate convenzioni con: la Provincia di Bergamo, il Comune di Bergamo, l’Ambito Val Cavallina Servizi, il Comune di Osio Sotto, il Comune di Levate, il Comune di Pedrengo e il Comune di Riva di Solto.

Osvaldo Ranica, presidente Fondazione della Comunità Bergamasca: “Per accompagnare coloro che vivono in condizione di fragilità e marginalità è necessario costruire un sistema integrato di azioni di contrasto ai processi di esclusione. Anche le persone fragili devono essere supportate nel raggiungimento di un benessere, fatto di partecipazione attiva alla vita della comunità e accoglienza nelle relazioni. Con questo progetto Fondazione della Comunità Bergamasca supporta azioni a favore di un concreto riconoscimento della dignità e dei diritti di cittadinanza di coloro che in questo momento sono ai margini, attraverso progetti individuali che consentono a donne e uomini di misurarsi con le proprie risorse e di esprimerle per il bene di tutta la comunità”.

Giacomo Invernizzi, direttore della Fondazione Opera Bonomelli: “Questo progetto rappresenta un’importante opportunità per le persone sottoposte a misure alternative alla detenzione, in un momento in cui il sovraffollamento carcerario è un problema sociale urgente. La sua continuità consolida una rete di realtà che ha affinato nel tempo le modalità di accompagnamento, rendendo i percorsi sempre più personalizzati e radicati nel territorio.”

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